In questi ultimi anni si è sentito spesso parlare di autoproduzione, un pò legata al rispetto dell’ambiente e quindi al non contributo del consumismo ed un pò legata anche allo spirito della slow Life, vita lenta.

Ma chi più di me, con un blog chiamato livefreely poteva descrivere come è cambiata la sua vita con l’autoproduzione?

Ciao, per chi ancora non mi conosce, sono Lisa lettrice compulsiva di libri e amante di tutto ciò che è naturale e legato alla terra. Mi diletto in autoproduzione e coltivo un orto in divenire. Sono mamma di tre homeschoolers e assieme mio marito ci occupiamo della loro educazione e istruzione a 360°. Se vuoi leggere qualcosa in più su di me ti invito ad andare qui.

Torniamo a noi!

Con il termine autoproduzione si intende, o meglio, io intendo tutto ciò che riesco a produrre in casa partendo da materie prime basi, senza comprarlo nei negozi o supermercati.

Ho iniziato molto tempo fa, una giovane Lisa, che si avvicinava alla produzione della pizza e delle conserve di pomodoro. Voi penserete: ma ormai tutti sanno fare questo. Non proprio tutti perchè, tutt’ora quando ho gente a cena e propongo la mia pizza fatta con farine macinate a pietra comperate direttamente dal mulino, si stupiscono della bontà.

Dovete pensare che questa autoproduzione l’ho imparata da sola provando e riprovando perchè, nella mia famiglia d’origine, non era consuetudine farla. Quindi anche la semplice pizza o conserva di pomodoro è stata, per me, una grande conquista che mi ha dato il via a vari tipi di sperimentazioni.

Sono sempre stata affascinata da tutto ciò che viene prodotto in una casa, perchè credo che il valore annesso sia molto alto.

Ad ora le mie autoproduzioni sono:

  • pizza con farine biologiche macinate a pietra
  • pane sempre con farine biologiche macinate a pietra
  • pasta fresca
  • conserve pomodoro
  • yogurt
  • torte varie
  • dentifricio
  • detersivo bucato
  • tisane con erbe
  • orto con verdure varie

Per tutti i panificati in questo ultimo anno ho imparato a farli anche gluten free perchè mio figlio mediano ha avuto dei problemi di salute all’intestino (che non si risolveranno a breve) ed è stato necessario modificare, per un periodo, la dieta a base di glutine.

Autoproduzione di pasta con farina senza glutine

Imparare ad utilizzare e lavorare le farine senza glutine non è stato per niente semplice: troppa acqua…impasto appiccicoso come la colla, poca acqua … impasto non omogeneo. Ma, siccome sono abbastanza testona, ho provato e riprovato fino a quando ho trovato il giusto equilibrio tra gli ingredienti.

Sembra una retorica, il giusto equilibrio fra gli ingredienti.

Questo aspetto l’ho sfruttato per un momento di apprendimento tra i ragazzi (sì, per chi non ha capito, praticando homeschooling, ogni momento diventa apprendimento ed esperienza viva che contribuirà alla formazione della persona che saranno un domani).

Addentrandomi sempre di più in questo mondo gluten free ho scoperto varie persone che hanno dedicato la loro vita alla diffusione di contenuti inerenti e hanno anche scritto libri divulgativi e di ricette.

A riguardo vi consiglio il libro: CUCINA gluten free di VALENTINA LEPORATI: Valentina è celiaca dalla nascita, ha messo il suo amore per il buon cibo e la sua esperienza di pasticceria gluten free in questo ricettario meraviglioso, semplice e curato. Ha all’interno della foto da mangiare letteralmente.

Quali sono stati i vantaggi nel aver imparato ad autoprodurre gluten free?

Come prima cosa ho potuto preparare cibi buoni salutari, senza conservanti o additivi per mio figlio, controllando la qualità e bontà di ogni ingrediente utilizzato perchè soffrendo di rettocolite ulcerosa cronica non poteva, ora già di più, mangiare di tutto. Essendo la sua alimentazione molto limitata, mi sono impegnata a creare cibi gustosi e nutrienti. Questo ha fatto in modo che la sua ripresa fosse più rapida con conseguente recupero del peso perso.

Durante quel periodo triste e un pò buio, il panificare, impastare e inventare ricette con i pochi ingredienti tollerati ha contribuito a rendere le giornate più gioiose, ha intensificato il nostro legame familiare e ci ha connessi tutti quanti verso un obbiettivo comune: far star bene lui, farlo sentire il più “normale” possibile.

Ma come sono riuscita a conciliare l’autoproduzione con la famiglia, l’homeschooling e il lavoro?

Semplicemente non sempre sono riuscita a conciliare il tutto.

All’inizio è stato frustrante e mi sentivo come se fallissi ogni volta che non riuscivo a cimentarmi nell’autoproduzione.

Dopo un periodo di crescita personale dovuto e voluto, ho capito che non posso arrabbiarmi con me stessa se non riesco a fare ciò che ho in mente perchè comunque seguendo una famiglia di cinque persone, lavorando e gestendo anche l’istruzione dei miei figli il tempo è limitato e fisicamente e obiettivamente non è possibile.

Sicuramente, pianificando le giornate riesco a gestire l’autoproduzione in modo più semplice e regolarmente.

La pianificazione consiste nel segnare, nero su bianco, tutti gli impegni, le scadenze, ciò che voglio autoprodurre durante la settimana o meglio, durante il mese in corso.

Avendo scritto ciò che voglio produrre mi preoccupo di recuperare tutte le materie prime necessarie e gli strumenti che mi aiutano nel mio processo.

In seguito dedico un tempo durante la giornata e lo faccio coincidere con un momento di apprendimento, magari con il piccolino di casa, altrimenti mi sveglio presto al mattino e utilizzo questo momento di pace e tranquillità per autoprodurrre ciò di cui ho bisogno.

Molte persone mi dicono che tendo a investire tempo inutilmente visto che molto di cui produco esiste già in commercio.

Forse hanno ragione, ma io credo che l’atto dell’autoprodurre sia un momento di estremo amore verso se stessi, la propria famiglia, l’ambiente.

Credo anche che l’autoproduzione sia in effetti anche una terapia di introspezione, dove il tempo e ciò che ci circonda rallenta dandoci la possibilità di conoscerci e prendere consapevolezza di chi siamo e di ciò che siamo in grado di fare.

Come trasformare l’autoproduzione in un momento di apprendimento?

Arrivando al sodo, molte persone mi chiedono com’è possibile trasformare l’autoproduzione in un momento di apprendimento.

Premettendo che chi pratica l’homeschooling o meglio l’unschooling sa benissimo che qualsiasi esperienza di vita vera è fonte di apprendimento e naturalmente il bambino o il ragazzo apprende. Le competenze che si possono acquisire sono intrinseche.

Vi faccio un esempio di semplice apprendimento: la preparazione di una torta.

Torta fatta in casa con farina senza glutine

Nel momento in cui scegliamo di fare una torta possiamo allenare alcune delle 8 competenze chiave per l’apprendimento (per l’approfondimento di questo argomento vi mando al sito di LAIF a.p.s. ASSOCIAZIONE ISTRUZIONE FAMILIARE):

  • competenza alfabetica funzionale: leggere la ricetta, capirne il contenuto
  • competenza multilinguistica: tradurre la ricetta nelle varie lingue studiate
  • competenza matematica e competenza scientifica, tecnologica e ingegneria: utilizzare la matematica per rapportare la ricetta al numero di persone desiderato, equivalenze, reazioni chimiche che possono avvenire, strumenti utilizzati
  • competenza digitale: utilizzare, con la supervisione dell’adulto, il web per cercare la ricetta desiderata e le varianti possibili
  • competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare: nel momento della lavorazione il fanciullo può intrattenere una conversazione e uno scambio di idee con le persone che gli sono accanto; eseguendo una procedura egli si mette in gioco soprattutto nell’aspetto più umano per superare i propri limiti e concedersi anche il privilegio di poter sbagliare
  • competenza in materia di cittadinanza: qui si può spaziare dal capire l’origine della ricetta al saper aspettare il proprio turno nel porre domande o nell’eseguire un passaggio…
  • competenza imprenditoriale: questa è una competenza a mio avviso molto importante, parola di freelance. Questa competenza riguarda la capacità di avere un’idea (torta al cioccolato; ricercare il modo per poterla sviluppare (cerco la ricetta e me la studio), i possibili costi annessi e le materie prime da utilizzare (cosa mi serve per poterla fare, ho un budget sufficiente) e soprattutto poterla attuare e che sia riproducibile (riesco a farla e ripeterlo)
  • competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale: capire le origini della ricetta, la cultura che c’era nel momento in cui è stata creata; se diversa dalla mia cultura capire quali sono le differenze e le parti comuni. Sarebbe bello poter eseguire delle ricette assieme a delle persone di cultura differenza e lasciarsi coinvolgere dai loro racconti

Questo è solo un piccolo esempio di come la quotidianità e l’autoproduzione, sottovalutata in una cultura in cui il fast è bello e indispensabile, può arricchire le conoscenze a 360° della persona.

Naturalmente questo non solo in funzione dell’apprendimento, ma nella totalità delle esperienze e delle emozioni provate durante la stessa.

Rallentare, respirare, vivere e godere del presente.

Prova a immaginare di non riuscire a rallentare: ti ritroverai fra qualche anno ancora a correre per inutili affanni, guardandoti indietro e rimpiangendo il tempo sprecato e non goduto.

Inizia anche tu ad autoprodurre. Parti con qualcosa di semplice, dedica il tempo necessario, senza vederlo come un dovere ma come un piacere.

Ti assicuro che dopo aver assaporato queste meravigliose emozioni non riuscirai più a stare senza.

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