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Quante volte abbiamo sentito parlare di outdoor education e magari in fondo da dove sia coniato questo termine e da dove derivi non lo sappiamo neppure?

Ciao sono Lisa blogger con un amore profondo per la lettura e di tutto ciò che è naturale e che ci gira attorno. Sono anche una mamma homeschooler che, assieme a tutta la mia famiglia, ha scelto l’apprendimento libero dei miei figli appoggiando i loro interessi e i loro talenti.

Torniamo a noi.

L’outdoor education comprende tutte quelle attività che vengono svolte in un contesto all’aperto, preferibilmente naturale in cui i bambini possono sperimentare ed apprendere in modo libero ed in armonia con l’ambiente stesso.

L’outdoor education è conosciuta soprattutto nel nord Europa in cui, nonostante periodi freddi e bui, i bambini stanno all’aperto nella maggior parte della giornata.

La prima forma di outdoor education è nata in Danimarca negli anni ’50 da una mamma di quattro figli Ella Flatau.

La signora Flatau trascorreva gran parte della giornata all’aria aperta, assieme ai suoi figli e ai figli dei vicini, nel bosco vicino a casa, attirando quindi l’attenzione degli altri genitori del paese.

Ella, osservando questi bambini, si rese conto di quanto la natura avesse degli effetti positivi sul benessere fisico e psicologico.

Con l’aiuto di questi genitori, incuriositi da questi effetti, decise quindi di creare la prima forma di asilo nel bosco.

In seguito si diffuse anche in Scandinavia. L’idea era quella della vita all’aria aperta legata da una forte connessione con la natura, dove una persona si sente a casa.

E’ il concetto alla base con cui ha preso le varie forme di outdoor education, un modo di vivere e un ritorno al legame tra uomo e ambiente.

Dei benefici dell’outdoor education ne hanno parlato filosofi, pedagogisti tra cui Rousseau, Flaubert e Dewey.

Dagli anni ’90 si è diffusa in tutta Europa, Stati Uniti e Australia, naturalmente cambiano gli ambienti, le culture e gli approcci ma tenendo però intatti alcuni elementi.

In Italia questo tipo di educazione è arrivato nel 2000 ma ha avuto un boom tra il 2014 e il 2015 sia nel privato che nel pubblico.

Tutte queste esperienze avevano dei tratti in comune: stare all’aria aperta, lasciar giocare e sperimentare con un’interazione libera tra bambini, adulti e ambiente.

In Italia questa pedagogia è ancora molto giovane e ci sono ancora molti studi ed esperienze da fare affinché questo approccio totalmente innovativo possa fiorire al meglio.

Questo perchè non è accettato né compreso da tutti.

Questa pedagogia non è un metodo che può essere spezzettato in segmenti e utilizzare quello che a noi piace di più.

Non è solo lo stare all’aperto: ma un’immersione nel selvatico, una conoscenza intima di un mondo non abitato solo da esseri umani, ma di un ambiente organizzato secondo i principi e i bisogni che non sono solo della nostra specie.

Bosco, luogo per imparare

La pedagogia del bosco si caratterizza nel bosco, ma non finisce là.

L’atteggiamento che si apprende lo si può portare anche in un parco urbano, ma è necessario comprenderne totalmente l’approccio.

Temi che caratterizzano l’approccio

Itemi che caratterizzano l’approccio alla pedagogia del bosco da traslare in seguito agli ambienti a noi disponibili sono:

  • apprendimento libero e autodiretto spinto da motivazioni intrinseche al bambino
  • immersione nel selvatico: interazione con ambienti non solo progettati alla presenza dell’essere umano
  • comunità educante: che tipo di adulti ci sono che interagiscono per l’apprendimento
  • rischio: consapevolezza che quello che può succedere non dipende da noi e quindi la conoscenza dei propri limiti
  • campo base: è importante capire come si abita lo spazio del selvatico, le tracce che l’essere umano può lasciare, il materiale utilizzato

Questi sono i temi su cui riflettere quando si parla di pedagogia nel bosco.

Obiettivi pedagogici

  • Si predilige la convivenza con l’ambiente naturale creando consapevolezza e rispetto del luogo in cui si opera
  • Promuovere l’autonomia e l’autostima dei bambini considerando la propria individualità e bisogni
  • Incentivare la motricità
  • Sviluppare l’empatia, la motivazione interna, la creatività e la curiosità

Tutto questo fa si che si aprono quattro strade:

  1. aiutare i bambini ad imparare ad essere
  2. conoscere se stessi e i propri limiti, il proprio talento e le proprie passioni, imparare a vivere assieme
  3. imparare ad imparare perchè ciascun bambino ha il proprio metodo e il suo ritmo
  4. imparare a fare perchè solo facendo si riesce ad apprendere

Il fatto di non fornire giocattoli commerciali supporta lo sviluppo delle competenze linguistiche e del pensiero critico perchè i bambini creano verbalmente un significato agli oggetti naturali che stanno utilizzando.

L’ambiente risulta anche meno rumoroso di una qualsiasi struttura interna e i bambini stessi sono molto più gestibili in un contesto all’aperto.

Da uno studio di Roland Gorges è emerso che i bambini che frequentano un asilo nel bosco si trovano al di sopra della media in tutte le aree di competenza testate:

  • Lettura
  • Matematica
  • Interesse ad imparare
  • Motivazione
  • Sport
  • Musica
  • Arte e creatività
  • Comportamento sociale positivo
  • Concentrazione
  • Padronanza della scrittura e del disegno
Bambino he si arrampica sugli alberi per scoprire e sfidare se stesso

Attività proposte e competenze acquisite

Le attività proposte nella pedagogia del bosco sono pensate e fatte per acquisire naturalmente delle competenze, senza forzature.

Ecco alcuni esempi di attività:

  • Giocare attraverso giochi di fantasia utilizzando qualsiasi tipo di risorse ed idee che vengono in mente: aiuta i bambini ad esplorare i propri pensieri senza la guida di un giocattolo commerciale.
  • Gioco di ruolo: immaginazione condivisa e lavoro di squadra
  • Giocare a nascondino: sviluppa la teoria della mente del bambino e a prevedere le mosse
  • Costruire rifugi con materiale a disposizione: definizione dell’obbiettivo, progettazione, lavoro di squadra con altri bambini e adulti
  • Contare materiali o cercare modelli matematici: sviluppa la parte matematica e logica
  • Arrampicarsi sugli alberi: migliora la motricità, la forza, la determinazione
  • Esplorare e riflettere da solo: consapevolezza di sé e del proprio carattere
  • Disegnare: creatività, precisione, espressione
  • Riposarsi: sapersi fermare per consolidare l’esperienza acquisita e prepararsi a quella successiva

Naturalmente esistono moltissime altre attività che si possono fare per acquisire competenze.

Avrete di certo notato che molte di queste attività si possono fare assieme ai propri bambini in qualsiasi ambiente naturale e semplicemente lasciandoli giocare ed esprimere essi stessi acquisiranno molte di queste competenze.

Ecco perchè lo stare all’aperto è fondamentale per un bambino, ragazzo e poi adulto, perchè, vi spoilero un segreto…siamo sempre in apprendimento e più riusciamo ad allenare le nostre competenze acquisite nel periodo dell’infanzia, più riusciamo a migliorarci e trasmettere a chi ci sta attorno serenità, empatia, rispetto, amore per l’ambiente che abitiamo, cercando di lasciare meno tracce possibili del nostro passaggio

Ecco perchè, noi homeschooler, dedichiamo gran parte dell’apprendimento all’aperto e alle esperienze di vita vera, scegliendo ambienti naturali.

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